“Perché Foti ha cacciato Breda?”, “perché avete preso Gregucci?”, “perché avete venduto Missiroli?”, “è così che volete andare in serie A?…”
Al rientro dalle vacanze natalizie, siamo stati accolti da questa raffica di domande, da amici, ma anche da addetti ai lavori. Per dare delle risposte sarebbe stato necessario essere nella testa del presidente. Ma gli interlocutori non demordono ed allora proviamoci.
Immaginavamo già, data la conclamata necessità di sistemare i conti, la cessione di Missiroli e di qualche altro giocatore. Il punto è spiegare come sia possibile che ogni anno la società amaranto, pur non facendo mai spese folli, si trovi sempre in ambasce economiche.
E’ ben strana non tanto la cessione ad una diretta concorrente, quanto che lo sia stato ad una società portata quale esempio di oculata amministrazione. E poi, due milioni subito ed il resto in caso di promozione: e se il Sassuolo non dovesse farcela?…
L’esonero di Breda? Era da ottobre, con la squadra in piena corsa per i primi posti, che ogni giorno si paventava questa decisione, ma chi se l’aspettava più, considerato che uno dei problemi più pressanti sembrava l’impossi- bilità di pagare un altro stipendio?…
Gregucci poi? Da quale cilindro è improvvisa- mente venuto fuori l’ex tecnico del Sassuolo? Non siamo in grado di esprimerci sulle sue capacità, ma il curriculum non consente di immaginare quella svolta di cui la squadra avrebbe bisogno. Ci ricorda un po’ l’avvicendamento di Novellino con Iaconi; speriamo di essere presto smentiti. L’esordio non promette. Non possiamo aspettarci stravolgimenti in così poco tempo, ma nel cambio alla guida tecnica, la prima conseguenza plausibile dovrebbe essere una reazione emotiva, una sferzata. Nulla di tutto ciò. Abbiamo rivisto la stessa Reggina molle di Cittadella, tanto per fare un esempio. “Non mi è piaciuto l’atteggiamento”, ha detto Gregucci nel dopo partita, ripetendo il refrain di tante altre gare. Anche dal punto di vista tattico, niente di veramente diverso. Del resto, la squadra aveva già evidenziato una fisionomia di gioco ben definita. Anzi, le cose sono andate peggio nel reparto difensivo. Breda aveva poi adottato l’accorgimento di non lasciare più nell’uno contro uno i suoi difensori. A Modena è sembrato un ritorno al vecchio. Per tutto il tempo gli avversari hanno fatto due cose, senza però che siano state prese le contromisure: attaccare con palloni a scavalcare e taglio al centro e puntare in velocità nella zona in cui operava Cosenza, approfittando della sua poca rapidità.
L’ultima domanda è quella a cui è più difficile rispondere. Fin dall’inizio, anche quando la Reggina girava, eccome se girava…, abbiamo avuto la sensazione che si facesse di tutto per ostacolarne il tragitto. L’atmosfera intorno alla squadra non ci sembra la più adatta per ottenere certi risultati, pur se, nonostante il lungo periodo di gare senza vittoria, siamo sempre in zona play off e sarebbe sufficiente un cammino appena regolare per confermarci. Più che qualche nuovo arrivo, ciò che conta è la volontà del presidente. Ormai l’abbiamo capito: lui sa quello che fa, nel bene e nel male…
Che succede?
Sarebbe stato davvero interessante essere invisibili per poter ascol- tare quello che si sono detti negli ultimi giorni il presidente Foti, il ds Giacchetta, l’allenatore Breda, i giocatori; ed ancor di più poter leggere nei loro pensieri.
L’unica nostra perplessità riguardo al ritorno di Breda sulla panchina amaranto stava nella sua capacità di creare gruppo e di tenere lo spogliatoio, considerato che non avevamo, e continuiamo a non avere, alcun dubbio sulla sua competenza tecnica. Il compito non gli è stato certo facilitato dalle esternazioni fatte precocemente e inopportuna- mente anche dall’interno della dirigenza.
Da quello che pensiamo di aver capito, il suo destino, oltre che nel portafoglio di Foti, è nei piedi e nella testa dei giocatori, quantomeno i più rappresentativi. Vedremo tra qualche ora come andrà a finire… Ci è piaciuto ben poco, invece, quanto abbiamo visto nella gara di sabato scorso: una sconfitta pesante anche per il modo in cui è arrivata, contro una squadra che non ha fatto molto per vincere e che sul campo si è rivelata sicuramente inferiore agli amaranto. Che invece, dal canto loro, hanno dato prova di ingenuità, superficialità e supponenza. Che la Reggina sia impostata a trazione anteriore è evidente pure dalla quantità di occasioni che crea e giocatori. Tuttavia, non siamo proprio sicuri che il nuovo modulo, strana- mente tanto osannato dai più, si addica appieno a questa squadra. Troppo sbilanciata in avanti, costringendo così gli attaccanti ad un faticoso lavoro di rincorsa, perdendo lucidità negli ultimi venti metri. Il centrocampo resta spes- so sguarnito ed in inferiorità numerica, poi si aprono voragini dove gli avversari si inseriscono indisturbati fino al limite dell’area. La difesa, inoltre, paga oltremisura errori di piazzamento.
Si tratta poi di capire quanta sia l’effettiva autonomia delle scelte effettuate dal tecnico. Per esempio l’esclusione di Bonazzoli dall’inizio, dalle caratteristiche di molti un giocatore che come Missiroli non toglieremmo mai dal campo perché sempre capaci di tirare fuori la giocata vincente. Ma anche l’accantonamento di Adejo, il più in forma dei difensori amaranto. E, ancora, le perplessità che hanno suscitato le sostituzioni di sabato scorso. Abbiamo sempre apprezzato la capacità di Breda di leggere la partita e di trovare i correttivi giusti in corso, anche con le sostituzioni. Ma francamente ci hanno negativamente meravigliato il mancato ingresso di De Rose per sistemare un settore che dopo un’ora era in difficoltà fisica e il cambio Sarno-Missiroli. Noi vorremmo che ritornasse tutto come ad inizio stagione, ma sappiamo bene che difficilmente sarà possibile, anche perché più volte neppure i risultati positivi hanno limitato le critiche e le polemiche. La situazione di classifica non preclude alcun risultato, ma solo se tutti decidono di remare nella stessa direzione.
Ci rivedremo al Granillo tra oltre un mese, quando saranno state smaltite le abbuffate di petrali e torrone: spe- riamo che la Reggina non ce le faccia diventare indigeste..
Buone feste e soprattutto auguri a tutti per un nuovo anno roseo e, magari, anche amaranto…
Lasciatelo lavorare
Sono bastati otto giorni per trasformare una squadra tosta, cinica, di personalità, in una compagine rinunciataria, prevedibile, timorosa. Del resto, sono i risultati che indirizzano i giudizi dei tifosi sulla squadra: una vittoria (come quella di Brescia) o un pareggio acciuffato all’ultimo minuto fanno passare in secondo piano anche una prestazione non proprio brillante; viceversa, una sconfitta, magari bruciante come quella subita col Torino, dà il via a tutta una serie di critiche e recriminazioni. La gara di Crotone non crediamo sia il caso di prenderla in considerazione. E’ giusto così, anche questo fa parte del bello del calcio.
Il punto è un altro. Se un risultato di una gara può dipendere da svariati fattori – e magari essere determinato da episodi più o meno favorevoli – una serie di risultati consentono di esprimere un giudizio con una certa accuratezza. Dovrebbe essere il caso della Reggina, sulla quale invece dall’inizio della stagione sembra ci siano i fucili puntati. Per la verità, più che sulla squadra, la mira è sul tecnico, ritenuto il responsabile di…? Ecco, non ci interessa essere gli avvocati difensori di alcuno, tanto meno di mister Breda, ma facciamo fatica a comprendere cosa ci sia di veramente significativo da rimproverargli. Proviamo a capire.
I risultati. Siamo in zona play off dalla prima giornata. Non è sufficiente perché bisogna puntare a uno dei primi due posti per la promozione diretta? Ma questa squadra ne ha davvero le potenzialità?
Il gioco. Due gol in media a partita (mai accaduto a nostra memoria), una delle squadre che tirano di più in porta e, soprattutto, con la maggiore produzione di gioco offensivo alle spalle di Pescara e Nocerina. Tutto questo, si badi bene, da due mesi senza la coppia di attaccanti cosiddetti titolari, soprattutto Bonazzoli, il cui contributo va ben oltre le realizzazioni. E che l’assenza o la
sua forma fisica incerta condizioni pesantemente le prestazioni della squadra, si nota da due aspetti: il possesso di palla e la supremazia territoriale. Con il capitano in campo, la Reggina è quinta tra tutte le squadre, senza è diciottesima. Ed anche nella percentuale di passaggi riusciti si passa dal settimo al quindicesimo posto. E’ chiaro che così diventa problematico impostare una manovra.
Eppure, facendo di necessità virtù, scoprendo soprattutto le qualità di Ragusa – rari i precedenti in amaranto di un giovane così forte -, pur essendo stata costretta a modificare radicalmente il tipo di gioco, la Reggina continua a dimostrarsi efficace e concreta. Ma evidentemente non basta.
Forse molti hanno una palla di vetro e riescono a leggere nel futuro quello che accadrà (o forse quello che non accadrà) e sono preoccupati per le sorti della squadra amaranto.
A noi del futuro, più che la guida tecnica, ci possono preoccupare le eventuali scelte societarie. Intanto però, almeno per quanto ci riguarda, a vedere le partite della Reggina ci stiamo divertendo, siamo in zona alta e… in primavera si vedrà…
Cinquina sulla ruota di torino
Quanta soddisfazione dopo la vittoria di Brescia, campo tradizionalmente ostico per i colori amaranto!
È andato tutto bene, fin troppo. Un po’ come accaduto a Livorno, unica trasferta dalla quale eravamo tornati con la porta inviolata. Pur nella sua logica, il calcio è strano: subiamo reti alla prima occasione, poi riusciamo a restare imbattuti nonostante due rigori contro. Di cui il primo era netto, il secondo piuttosto opinabile. A questo proposito non possiamo fare a meno di rilevare, tuttavia, che sono state concesse queste due opportunità ad una squadra che non è quasi mai riuscita ad entrare nell’area amaranto.
Ma, siccome non tutti i mali vengono per nuocere, proprio questi rigori hanno dato al giovane portiere amaranto Kovacsik una massiccia dose di fiducia in se stesso. Su di lui avevamo sentito giudizi lusinghieri al tempo della ‘primavera’ e, quando ha esordito da titolare in B, pur nella sua comprensibile inesperienza, aveva evidenziato il possesso dei fondamentali del ruolo. Poi, qualche gol di troppo subito, qualche responsabilità
attribuitagli ingenerosamente, avrebbero potuto condizionare pesantemente la sua carriera. Speriamo che l’exploit di sabato scorso abbia rafforzato la sua autostima e la fiducia altrui nelle sue qualità: anche se di norma il rigore fallito è più colpa di chi lo calcia, il secondo neutralizzato è tutto merito suo.
Chi sta regolarmente confermando, invece, i suoi mezzi non comuni è Ragusa: raramente ricordiamo calciatori cosi completi ad appena 21 anni.
Visto che siamo in tema di lodi, una menzione a mister Breda, del quale, per un motivo o l’altro, vengono criticate, rigorosamente prima…, certe sue decisioni. Sembra sempre che sbagli tutto, dalla formazione alle sostituzioni, poi alla fine si scopre che ha ragione. È bravo nel ‘leggere’ lo svolgimento della gara, la Reggina non gioca mai nello stesso modo, adattandosi più alle situazioni che non all’avversario e poi, chi li ha mai visti tutti questi gol?…
Probabilmente arriveranno tempi di magra, ma non ci sembra che la squadra stia facendo grossi sforzi per mantenere questi ritmi. Le partite successive potranno anche darci torto, ma dopo oltre un quarto di torneo, quando abbiamo portato a casa risultati sfavorevoli, è stato più per nostra disattenzione che per
merito degli avversari.
Ad ogni modo, nel posticipo di oggi pomeriggio c’è la possibilità di fare cinquina di vittorie consecutive. Non sarà facile visto l’avversario, quel Torino che sembra essere partito col piede giusto per ritornare in A. Ma nulla sembra precluso ai nostri ragazzi. Poi, se dovesse arrivare qualche altro risultato, può essere accettato senza problemi: basta pensare che l’unica precedente vittoria amaranto a Brescia risale giusto alla stagione della nostra prima promozione in A…
le partite durano 90 e più minuti
Anche se solo per il colore amaranto della maglia, quello di sabato scorso a Livorno potrebbe essere considerato un derby. E’ tale si è confermato, con un esito finale che ha totalmente capovolto le premesse della prima mezzora, quando in campo sembrava ci fosse una squadra sola, ma che alla fine è risultata, e pure meritatamente, sconfitta. Ne abbiamo vissute tante di partite così, ma poi era quasi sempre la Reggina a soccombere. Stavolta, invece, il cinismo della squadra amaranto, la cui mancanza tanto abbiamo rimproverato finora, è venuto fuori con prepotenza, provocando la reazione comprensibilmente scomposta dell’ex Novellino.
Sono bastate due giocate di Missiroli, splendide nella loro semplicità ed efficacia, coadiuvato da Ceravolo prima e da Ragusa poi, per decidere una gara che ci aveva visto spettatori non paganti per lungo tratto. Veniamo allora alle dolenti note, caratteristica costante di questa squadra: i periodi di pausa durante i quali i pericoli sfiorano o colpiscono la rete amaranto. Non possiamo pretendere che non ci siano, anche perché i ritmi piuttosto alti non possono essere mantenuti per tutti i 90’ e più di gioco, però vorremmo che in questi momenti la squadra riuscisse a mantenere un equilibrio in modo superarli indenni, anche perché sarà difficile che si ripeta quanto accaduto – unicamente – sabato scorso. Tuttavia, ci sentiamo ampiamente soddisfatti di quanto la Reggina ha fatto finora. A noi la squadra piace, gioca, diverte, segna: cosa pretendere di più? Non sappiamo se avrà la forza e la capacità di essere una delle due promosse direttamente, anche se ci sembra particolarmente difficile, ma sicuramente su questa strada potrebbe arrivare molto lontano. Però, mentre il campionato si può perdere nelle prime giornate, è negli ultimi due mesi che si può provare a vincere. Ed allora, ben venga adesso il divertimento – perché tutto si può dire, ma non che quest’anno le partite della Reggina ci stiano annoiando – per poi, quando si dovrà fare sul serio, pensare senza fronzoli di sorta al risultato. Quello che ci lascia perplessi, piuttosto, è questa strana aria di critica mista a perplessità che aleggia sulla squadra e sul suo tecnico. E’ cominciata con qualche dichiarazione pubblica proveniente dalla società che probabilmente aveva lo scopo di stimolare, ma che invece ha contribuito a generare un clima poco adatto per trasmettere tranquillità, e poi è proseguita con commenti che ci sembrano, sinceramente, eccessivi se non addirittura ingenerosi. Certamente non tutte le decisioni di Breda devono essere condivisibili (ma spesso i fatti gli danno ragione), non possiamo pensare che Missiroli e Bonazzoli, due fuoriclasse riconosciuti per la categoria, siano sempre al massimo della condizione; insomma, non siamo il Barcellona. Ma, al momento, abbiamo una squadra sicuramente godibile: e allora godiamocela, con qualche applauso in più e qualche mugugno in meno.
Colpevolmente beffati
La Reggina prova a rialzare la testa, ma è costretta a riabbassarla a pochi istanti dalla fine, quando ormai la vittoria sembrava conquistata.
Il rigore era fasullo, inventato dall’arbitro di turno, ma, mercoledì sera, il pari è comunque giusto per quanto visto in campo. Più per demerito di una Reggina che non ha saputo approfittare della fortuna del vantaggio immediato, che per merito di una squadra solo volenterosa, bloccata dalla condotta difensiva degli amaranto, salvo che sui palloni alti, assoluto dominio degli ascolani.
L’attacco al fulmicotone si sta spegnendo lentamente, adagiandosi su quei livelli cui eravamo abituati. Campagnacci sembra tornato lo stesso dello scorso anno, Ceravolo sta ricordando il giocatore prima di Bergamo e, cosa più grave in assoluto, Bonazzoli sta attraversando un’evidente fase di involuzione fisica e tecnica. Gli altri, Missiroli a parte, non hanno mai avuto feeling con la rete, neppure ad un passo dalla porta.
Però questo non giustifica l’insipienza evidenziata nelle tante occasioni in contropiede non concretizzate. Quando arrivano nell’area avversaria, improvvisamente sembra che gli amaranto
perdano forza e lucidità, come se si trovassero davanti ad un compito superiore alle loro possibilità. La determinazione, la caparbietà, talvolta anche la cattiveria negli ottanta metri precedenti, si dissolvono misteriosamente quando arrivano ai limiti o, spesso, all’interno dell’area di rigore: ultimi passaggi sbagliati, cross fuori misura, tiri da fuori che fanno paura agli uccelli.
Cos’è accaduto a questa squadra che in appena dieci giorni sta sperperando quel patrimonio di credibilità costruita nelle prime giornate? Possibile che la sconfitta di Empoli ne abbia minato la sicurezza?
Per vari motivi, sono state sprecate ben tre opportunità consecutive per dare una certa direzione al campionato e mandare un segnale preciso ai nostri avversari. Forse abbiamo peccato di presunzione, dimenticando che in questa categoria contano compattezza, determinazione e voglia di lottare.
Era l’unico rischio che paventavamo ad inizio di stagione, e ci stiamo ritrovando davanti lo spettro del dopo retrocessione: una squadra sulla carta fortissima, ma che arrancava di fronte a qualunque difficoltà. Troppe analogie: la difesa che subiva gol banali o strani, ma con una costanza che escludeva la casualità; i portieri (ne abbiamo bruciati tre quell’anno) che sembravano
incapaci di parare l’ordinaria amministrazione; il centrocampo che faticava a fare filtro e si faceva sopraffare da chiunque avesse un minimo di caparbietà, e l’attacco ricco di individualità, ma che non beccava la porta nemmeno per sbaglio. E poi stravolgimenti di formazioni da una gara all’altra, esternazioni pubbliche che avrebbero dovuto essere di stimolo e che invece facevano intuire che l’aria all’interno dello spogliatoio era pesante.
Insomma, è chiaro che, al di là dei risultati, c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto. Può darsi che sia un allarmismo fuori luogo, che le condizioni in cui si gioca (caldo e impegni ravvicinati) possano causare qualche inconveniente. Tuttavia abbiamo perso troppe occasioni, e tante ce ne saranno ancora, ma occorre cambiare registro, e subito, per mandare un segnale confortante che ci rassicuri sulle possibilità di questa squadra.
Non si possono perdere partite così
̀ E’ amaro il ritorno dalla trasferta di Empoli. Simile, per certi versi, a quello di Padova. Nello scorso numero del giornale avevamo titolato con una domanda, se la Reggina fosse davvero una squadra forte. Sì, lo è, ne siamo certi, lo ha finora dimostrato sul campo, ma ciò non significa che la cosa ci possa e ci debba soddisfare.
La sconfitta di Empoli è emblematica perché, se la partita si dovesse rigiocare cento volte, probabilmente altrettante sarebbero le vittorie della Reggina. Ma lunedì, quando contava davvero, non è accaduto. Per via di quelle fasi, che sono capitate regolarmente in tutte le gare fin qui disputate, in cui la squadra per un pò sembra assentarsi, rischiando di vanificare poi tutto il resto del tempo in cui evidenzia un predominio ed una forza persino straripanti. Comprensibile se capita sul 3-0 come con Modena e Pescara, ma anche allora si è un po’ rischiato; per nulla accettabile se accade all’inizio, come nelle tre trasferte, oppure ad inizio ripresa come col Grosseto.
A Padova una partita praticamente dominata ci ha visti uscire sconfitti; così pure a Empoli, dove la superiorità amaranto è stata schiacciante, e non certo perché la squadra di Aglietti fosse appagata per il doppio vantaggio. Un avversario che ha evidenziato tutti i suoi limiti, così come a Gubbio, ma anche da lì si era rischiato di tornare a mani vuote contro una compagine che si era dimostrata inconsistente.
Questa Reggina non può avere cali di intensità, perché li paga cari e amari. Del resto, non è neanche pensabile che possa giocare a ritmi sostenuti per tutti i novanta e più di gioco. Si tratta di capire, allora, ed è questo il compito di mister Breda, che peraltro sta svolgendo un lavoro più che apprezzabile, come fare per rendere meno problematici possibili i cali di tensione, per instillare nella mentalità dei suoi giocatori quell’idea di compattezza di squadra che manca nei momenti di difficoltà.
Sul banco degli imputati sembra essere il reparto difensivo. Non ci sembra che complessivamente vengano commessi tanti errori. Il fatto però è che si subiscono gol che appaiono evitabili. Il problema probabilmente sta nel fatto che il centrocampo non riesce a garantire quella protezione che impedisce ai difensori di trovarsi nell’uno contro uno, anche in considerazione del fatto che, per caratteristiche fisiche, non sono rapidi. D’accordo che la squadra è chia- ramente impostata a trazione anteriore, per cui pensa più a fare gioco – e lo fa con una brillantezza che è un gran piacere guardare – che non a coprirsi; ma una squadra che vuole arrivare in alto e che ha tutte le potenzialità per farlo deve imparare a gestire meglio tutte le fasi di gioco. Le dirette concorrenti che ci precedono in classifica non danno la nostra stessa impressione di forza però, pur soffrendo, finora hanno dimostrato di esser capaci di sfruttare ogni occasione. Ed allora, vogliamo continuare ad ammirare una squadra brillante, ma vogliamo anche concretezza, in modo che, oltre che divertirci, riusciamo anche a vincere, almeno quando lo meritiamo.
e davvero forte?
E’ ben strano ascoltare i commenti di perplessità successivi alla netta vittoria di Gubbio. Come se fosse una cosa normale andare a vincere 3-1 lontano da casa. Ma normale non è, tanto che alla squadra amaranto nella sua storia nella serie cadetta era accaduto appena sei volte, di cui una soltanto nei primi nove campionati. Certo, si può discutere che gli avversari eugubini si son rivelati davvero ben poca cosa, ma quante volte la Reggina ci ha lasciato le penne, anche di recente, con compagini dello stesso spessore? E allora, portiamo a casa i tre punti senza tante storie.
Però…se emergono da più parti certe considerazioni, anche dall’interno della società, significa che, più o meno presuntuosamente, l’idea imperante è quella che la Reggina è una squadra forte, capace di dire la sua, e con la voce grossa, in questo torneo. Se così non fosse, allora non si spiegherebbero certe perplessità di fronte alla prestazione di sabato scorso.
Quattro gare non possono costituire un test attendibile, pure in considerazione delle condizioni climatiche con le quali sono state disputate, anche perché in questo campionato, oltre all’aspetto tecnico, che ha la sua importanza, conta molto di più quello atletico. Allora, avere una squadra forte, ma con relative energie fisiche, non è foriera di successi garantiti.
Però…ci azzardiamo a dirlo, la Reggina sembra avere davvero molto per essere considerata una squadra forte. Innanzitutto è molto simile a quella dello scorso anno, più attrezzata a centrocampo e in attacco e, al momento, un po’ più debole in difesa. E, visto che siamo in tema di confronti, ricordiamo però che nello scorso girone di andata il reparto difensivo era tutt’altro che impenetrabile. C’è anche da tenere conto della crescita di alcuni giocatori che non avevano esperienza di categoria.
Ad ogni modo, è una Reggina che gioca, che propone, che si rende pericolosa. D’accordo che le occasioni vanno sfruttate, anche per non correre rischi inutili come accaduto a Gubbio oppure restare addirittura a mani vuote come a Padova, ma fin quando c’è Bonazzoli, restiamo tranquilli perché consapevoli che riuscirà a trovare presto la via del gol. Rileviamo tuttavia una certa leziosità nella manovra, soprattutto quando si rende conto di aver conquistato il controllo del campo, e forse una compattezza e una determinazione che talvolta lasciano a desiderare. C’è da tenere conto che la condizione atletica non è ancora delle migliori, per cui sono comprensibili alcune pause. Poi c’è questa stranezza, per cui la squadra subisce reti con una regolarità quasi sconcertante sebbene lasci agli avversari scarse o nulle occasioni. Ci ricorda un po’, per certi versi, quanto accadeva due stagioni addietro, quando si prendevano gol senza neanche rendersene conto. Non crediamo possa cambiare molto la situazione se la difesa viene schierata a tre o a quattro. Apprestiamoci adesso ad assistere, speriamo, ad una bella partita. Il Pescara incuriosisce proprio per la presenza in panchina di Zeman,e tra l’altro arriva a Reggio in un ottimo momento di forma. Sarà un buon banco di prova per la squadra amaranto, ma ricordiamoci che il campionato è ancora molto lungo.
che bella sorpresa
Sono stati cinque giorni intensi per la Reggina, quelli trascorsi dall’esordio in campionato col Modena alla conclusione della campagna trasferimenti. E ci sentiamo di esprimere una cauta soddisfazione.
C’erano perplessità sulla reale consistenza della squadra, anche se l’esperienza insegna che il calcio estivo spesso induce false sensazioni. Non sono certo due prestazioni a poter creare illusioni, ma nella gare che contano la Reggina ha dimostrato di esserci e, se le cose dovessero girare per il verso giusto, di poter dire la sua in una sorta di prosecuzione del campionato scorso.
Annichilito il Modena con una gara prepotente, convincente, di sostanza, sia pur con qualche sbavatura, ma non poteva essere altrimenti. La squadra ha evidenziato una certa idea di gioco, rapidità nei movimenti, ricerca della profondità in fase di impostazione dell’azione. Poi, se Campagnacci riuscisse a concretizzare una piccola parte delle occasioni che gli si presentano, allora Bonazzoli potrebbe finalmente avere una vera spalla. Le perplessità più grosse riguardavano la difesa, ma da quanto si è visto mister Breda è sulla strada buona per trovarne l’equilibrio, grazie anche alla presenza di Emerson che sembra abbia la personalità per assumere il ruolo di leader del reparto. Occorre però trovare al più presto una contromisura per impedire, soprattutto sul lato destro, gli inserimenti dal fondo degli avversari, da dove sono finora arrivati i pericoli maggiori. A Padova, invece, il risultato non è stato confortante, ma gli amaranto hanno fatto la loro bella figura e avrebbero meritato quantomeno il pareggio, mettendo in seria difficoltà una delle candidate alla promozione. Certo, fa riflettere la considerazione che non siano stati in grado di trasformare in gol neppure una delle ben diciassette opportunità avute, in media una ogni cinque minuti; ma d’altro lato creare tanto significa che c’è la continua proposizione di un gioco offensivo. Probabilmente bisogna lavorare molto per quanto riguarda la determinazione e la cattiveria sotto rete.
Ma se sul comportamento della squadra si poteva comunque pensare positivo, nessuna fiducia avevamo sulla conclusione del mercato. Paventavamo la cessione di qualcuno degli elementi portanti, ed invece il presidente Foti ci ha piacevolmente sorpresi, confermando di fatto la rosa a disposizione di Breda, anzi addirittura c’è stato l’auspicato ricambio sulla fascia destra. Sarà che le offerte non siano state ritenute congrue oppure che le richieste fossero più fittizie che reali, il risultato è che a questo punto (ed almeno fino a gennaio…) la Reggina è una squadra con un organico di tutto rispetto per puntare a qualcosa di importante, in nulla inferiore rispet- to a quella della scorsa stagione. Adesso, finalmente, possiamo pensare soltanto al calcio giocato. Nell’anticipo di stasera arriva il Grosseto, che nell’amichevole di poche settimane fa ci aveva fatto suonare un campanello d’allarme. Ma quello era calcio d’estate, e forse la Reggina si sentiva ancora in vacanza…
riproviAmoci
Sono trascorsi appena 83 giorni dalla partita di Novara. Quella che inizia oggi avrebbe potuto essere la stagione della tanto auspicata stella dei dieci anni di serie A, ed invece è quella della doppia stellina della ventesima partecipazione amaranto in serie B. Che rimane pur sempre un buon traguardo.
I due ultimi tornei probabilmente ci hanno riabituati alla serie B: avevamo costruito una portaerei, o presunta tale, e abbiamo rischiato di retrocedere; poi con un manipolo di ‘ragazzotti’ e qualche presenza importante siamo stati a un…tiro dalla promozione. Ecco, il gruppetto di giovani di belle speranze c’è ancora; ciò che manca, invece, è la struttura portante della squadra.
Stando alle ultime notizie, Bonazzoli dovrebbe rimanere, e questo è il tassello che sarebbe stato più difficilmente sostituibile; Missiroli sarebbe l’altro tassello a centrocampo. Ne rimangono due, portiere e difensore. Di Kovacsik si parla in termini lusinghieri. Tra l’altro, Breda lo conosce bene, ma si tratta di capire se si può concretamente puntare su di lui. Se invece c’è il dubbio della scelta con Marino, allora è evidente che bisogna provvedere senza alcun indugio ad assumere un portiere di categoria. L’ultimo importante tassello è il difensore. Lo scorso anno, più che Acerbi, è stato decisivo Costa che, una volta recuperato, ha fatto sì che la retroguardia amaranto diventasse la meno battuta del girone di ritorno. Di fatto, il reparto difensivo è stato pressoché smantellato. Non abbiamo dimenticato la novità più importante. Il tecnico. Atzori ha fatto molto bene, basando
le fortune della squadra su due aspetti di capitale importanza: la coesione del gruppo e la condizione fisica. Quando gli ama- ranto correvano, evidenziavano una certa superiorità, ma appe- na rallentavano, emergevano i limiti tecnici e dell’impostazio- ne del gioco. Inoltre, erano rare le azioni che consentivano agli attaccanti di trovarsi davanti alla porta avversaria ed erano carenti gli schemi per sfruttare
le palle da fermo. Breda ha dalla sua un’idea di gioco più brillante e offensiva. Ha perso del tempo prezioso cercando di modificare la disposizione difensiva, che da anni ormai era una caratteristica della squadra amaranto, e non è un caso che da quanto si è visto finora la difesa, al di là degli uomini, è il settore che sta evidenziando le maggiori difficoltà. Bisognerà vedere, poi, se avrà la capacità di compattare il gruppo e quale sarà il rendimento atletico.
Il precampionato ha mandato segnali poco confortanti, oltre che in termini di risultati anche relativamente alle reti subite (praticamente in ogni gara, tranne che con la Carrarese) e alle realizzazioni, derivate quasi tutte da calci piazzati. Si tratta pur sempre di calcio estivo, ma il campionato comincia oggi…ed è ancora estate…
Un ultima considerazione riguarda le maglie. Ognuno ha i suoi gusti, ma quella di quest’anno, calcisticamente parlando, è francamente orribile, con quel nero a strisce che sopravanza quasi l’amaranto. Un po’ meglio la divisa da trasferta, ma quella specie di bavaglino non avrebbe potuto essere amaranto invece che nero? La nos.tra speranza è che l’unico nero, quest’anno, sia quello presente sulle maglie…
Buon campionato a tutti!