non c’è pace

Prima che uscissero le ultime notizie avremmo voluto esprimere le nostre considerazioni sul campionato della squadra amaranto andato in vacanza in anticipo. Ci aveva preceduto il presidente Foti che, nelle dichiarazioni di qualche giorno fa, aveva evidenziato come la società avesse commesso errori, ma, come d’abitudine, senza spiegare quali, a parte il non essere riusciti a creare un gruppo che marciasse nella stessa direzione. Mica roba da poco! Si fosse trattato di una società inesperta, poteva starci, ma, vista la lunga esperienza, come si pensava di non far lievitare uno spogliatoio in cui si sapeva fin dall’inizio che i rapporti tra tecnico e alcuni dei giocatori più rappresentativi non erano dei migliori? O non si riconfermavano i giocatori o non si assumeva Breda che, già tre stagioni addietro, aveva dimostrato ottime capacità tecniche, ma grandi difficoltà a tenere in pugno una squadra non interamente composta da giovani. Comunque, una volta ‘imposta’ la scelta del tecnico, perché metterlo in discussione alla prima occasione, anche quando la squadra faceva risultato e occupava una posizione di vertice, a dispetto delle reali intenzioni della società? Che a parole erano quelle di migliorare il risultato della scorsa stagione, ma riteniamo che non avesse l’intenzione di tentare davvero il salto di categoria. Ad ogni modo, una volta individuate le carenze, dopo la cessione di Missiroli, oltre alla rivoluzione in difesa, non sarebbe stato necessario rinforzare adeguatamente il settore centrale? Probabilmente con un uomo d’ordine, capace di far partire e rifinire l’azione, avremmo avuto qualche difficoltà in meno e qualche punto in più. Poi l’arrivo di Gregucci, che tutto poteva significare tranne che l’idea di puntare consapevolmente ai play off. Purtroppo non possiamo soffermarci sul campionato perché è arrivata la tegola del deferimento. Fossero stati i tempi di una volta, non avremmo avuto scampo, noi come tante altre squadre: basti ricordare che nel 1974 una semplice telefonata costò la retrocessione al Verona, figuriamoci la dichiarazione di un tesserato. Nella peggiore delle ipotesi, non dovremmo rischiare la retrocessione, ma qualche punto di penalizzazione. Anche perché l’eventuale tentativo di illecito non ha poi avuto un seguito effettivo. Il comunicato ufficiale della società non dissipa totalmente le perplessità, considerato che pone l’attenzione sulla regolarità della gara, peraltro non contestata nel deferimento, più che prendere le distanze da chi potrebbe aver consumato un tentativo di illecito. In effetti il coinvolgimento della Reggina sembra strano anche a noi: innanzitutto perché non ci sembrava che la scorsa stagione ci fosse la reale intenzione di arrivare ai play off, e poi lo diciamo seriamente figuriamoci se la società
sarebbe stata davvero disposta a sganciare quattrini per ottenere un risultato. Tutto sarebbe possibile, ma questo sembra proprio difficile da credere.
Ad ogni modo, visto che restano tre partite, cerchiamo di fare più punti possibili per evitare che l’eventuale penalizzazione possa esserci affibbiata già da subito. Se poi, come speriamo, tutto si dissolverà come una bolla di sapone, ritorneremo a parlare di calcio giocato.

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ancora non è tutto perduto

Ci sono episodi che cambiano il corso della storia. Se così non fosse, come interpretare quanto accaduto sabato scorso, tra il 70’ e il 77’ minuto della gara con l’Albinoleffe, tra il rigore parato da Belardi e quello realizzato da Ceravolo? Forse si è trattato di un segno del destino, per una volta benevolo per i colori amaranto. Al momento del tiro di Regonesi sembravano tramontate le residue speranze di poter agganciare la zona play off. Poi il miracolo, doppio, della rete amaranto. Vuol dire che possiamo ancora illuderci e dare un senso al mese finale di torneo, a dispetto dei cinque punti che al momento ci distaccano dal sesto posto (e che sono stati recuperati solo una volta, nel 2005/6). La vittoria di sabato ci invoglia a seguire con interesse la gara di stasera col Verona. Una compagine che, calcisticamente parlando, non rievoca dolci ricordi e che non gode di particolare simpatia da queste parti. Con esagerata enfasi, in fase di presentazione della gara, ‘L’Arena’, il quotidiano locale, con- sidera Reggio “un posticino già poco ospitale di suo, per l’Hellas, ancor meno piacevole da frequentare dopo la sudatissima vittoria sul disastrato Albinoleffe. Una brutta notizia per Mandorlini e compagnia, che ultimamente fuori casa hanno collezionato solo dolori e che al Granillo dovranno misurarsi con l’abituale ostilità ambientale. Un nemico che hanno dimostrato di soffrire, soprattutto sui campi del Sud”. La squadra scaligera, stando alle cronache, in questo periodo appare stanca e poco luci- da, ma rappresenta pur sempre la quarta forza del campionato. La Reggina da parte sua, non sta sfigurando. La stanchezza si fa sen- tire, i limiti tecnici emergono vistosamente, ma c’è qualcosa che lascia ben sperare. Intanto, da qualche giornata non stiamo subendo più tanti gol, pur riuscendo sempre a complicarci la vita anche con avversari che non tirano in porta. Soprattutto, ci sembra che abbia una carica nervosa, seppur non continuativa, che emerge nei momenti di difficoltà. Carica evidenziata anche in occasione del gol dall’esultanza di mister Breda, solitamente compassato in tali frangenti. Comunque, almeno una piccola scossa il cambio tecnico sembra sia riuscito a darla, se non altro dal punto di vista dei risultati.
Non pretendiamo granché, ci accontentiamo di poter provare ancora un minimo di interesse sportivo nel seguire le sorti dei colori amaranto. Alla luce di ciò che accadeva fino a qualche settimana fa, non ci sembra cosa disprezzabile. Conquistare due vittorie consecutive in casa non è mai facile.
Riuscirci ci consentirebbe di pensare con molto interesse alla gara di domenica all’ora di pranzo con la Sampdoria. In conclusione, siamo lieti di porgere i complimenti all’HinterReggio per la promozione in Lega Pro. Per la prima volta Reggio ha due compagini nel settore professionistico del calcio, un evento storico che, con le dovute differenze, ci accomuna a poche altre grandi realtà metropolitane. Lo vogliamo considerare un anelito di speranza, in un momento così difficile e triste, l’ennesimo di questa nostra città.

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non c’ e nulla da perdere

Qualcosa di simile era accaduto alla stessa giornata (35°) dello scorso campionato. Stavolta il pari col Crotone, allora la sconfitta col Cittadella. Atzori è stato ad un passo dall’esonero, Gregucci invece è stato esonerato. Allora eravamo in piena zona play off, ora piuttosto lontani. Anzi, fino a otto giorni fa irrimediabil- mente staccati. Poi, sono bastati i risultati di sabato scorso per incoraggiare le speranze. Il passo falso nel semirecupero di Torino potrebbe riportarci al pre-Nocerina.
Ma torniamo al dopo derby della Magna Grecia. Quando ormai nessu- no se l’aspettava, è arrivato l’allontanamento del tecnico tarantino. Ci arroghiamo la presunzione di ricordare che questo giornale e i suoi collaboratori sono stati facili profeti: abbiamo solo sbagliato i tempi.
Tanto era evidente che il rimedio Gregucci fosse peggiore del male Breda. L’aveva capito, da subito, anche il presidente Foti, che probabilmente avrebbe preso questa decisione già la sera della disfatta col Padova. Invece ha dovuto attendere l’uf- ficiosa estromissione dai play off. Nulla da dire nei confronti di Gregucci, persona per bene, esuberante, simpatico, ma inadegua- to allo scopo. Il ritorno di Breda era pre- vedibile: contratto ancora in corso e, più che la possibilità di raggiungere i play off, piuttosto l’idea che il tecnico trevigiano riesca a valorizzare quanto più possibile i giovani della rosa, per capire su quali puntare la prossima stagione, o magari ricavare qualcosa in più al mercato. Tuttavia la prestazione di Nocera ed i risultati contemporanei sono stati accol- ti con soddisfazione. Nulla di trascen- dentale, ma è arrivata una sonante vit- toria. Se poi, come già fatto, si vogliono mettere in discussione simili risultati, allora si tratta di capire cosa si vuole da una squadra di calcio. Quantomeno c’è stata una ‘scossa’. Una differenza apprezzabile è la ricerca della verticalizzazione e l’accompagnare con più giocatori l’azione d’attacco: in occasione della rete del 2-0 c’erano ben cinque amaranto nell’area avversaria.
Deludente, invece, la mezza partita di Torino. Non era facile, perché bisognava recuperare lo svantaggio contro una squadra esperta e che aveva nelle gambe appena un tempo. Ma solo quello si è giocato, e i granata sono stati capaci di fare pressing in tutte le zone del campo. La Reggina ha fatto poco, anzi praticamente nulla per mettere in discussione il risultato. Discutibile, a poste- riori, la scelta di Breda di tentare la sorpresa di attendere prima e poi di colpire.
Ora ci toccano altre sei gare, quattro delle quali al Granillo. Non nutriamo soverchie speranze, anche perché
non è neppure chiaro quanti punti occorrano per arrivare al sesto posto. Mediamente sarebbero 65, ma si va
dal minimo di 61 dello scorso anno ad un massimo di ben 71.
Vediamo quello che viene fuori intanto dai due consecutivi impegni interni: in caso di vittorie, poi si penserà alla Sampdoria.

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stagione di rimpianti

Non c’è da stare allegri. Quando si arriva al punto che solo l’aritmetica lascia ancora qualche speranza, allora significa che c’è poco da sperare. Del resto nel girone di ritorno la Reggina ha fatto di tutto per allontanarsi dalla zona play off. Delle prime nove in classifica è quella che ha ottenuto meno punti, scivolando dal sesto al nono posto, riuscendo a perdere ben quattro partite…e mezza in appena tredici giornate. Certo, c’è ancora un tempo da giocare col Torino: perché escludere a priori che non si possa capovolgere il risultato maturato prima della sospensione? Semplice, per lo stesso motivo per cui con Brescia, Varese, Bari, Ascoli, Juve Stabia, ecc. l’esito non è stato quello atteso. Tutte squadre che non hanno dimostrato di essere migliori di quella amaranto, tutt’altro, ma che in un modo o nell’altro l’hanno imbrigliata. Per la verità il modo è stato sempre lo stesso: gol alla prima mezza occasione e raddoppio se c’è stata anche la seconda… poi una reazione blanda, confusa, improduttiva.
Qualcosa è cambiato nell’atteggiamento della squadra nelle ultime due esibizioni. Nulla di eccezionale, sia chiaro, ma col Brescia almeno si è visto un po’ di determinazione, di voglia che abbiamo tutti apprezzato, considerato che ormai era diventata un’utopia l’idea di vedere lottare la squadra. Troppo poco, tuttavia, per una compagine che aveva velleità di alta classifica.
Eppure questo campionato in qualche modo passerà alla storia perché per la prima volta in venti anni di serie B sono stati schierati dall’inizio ben quattro portieri diversi per difendere la rete amaranto. L’ultimo, Belardi, si è rivelato una piacevole sorpresa poiché capace di trasmettere quella carica agonistica, la cui mancanza è stato il vero tallone d’Achille di questa squadra, ma è ormai troppo tardi.
Troppo presto siamo costretti ad ammainare bandiera ed accompagnare quest’ultima fase del torneo con il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere. Ci dispiace ancor di più perché oggi ci aspetta l’unico derby di Calabria ormai rimasto. Una gara che ha più interesse per il Crotone, alla ricerca di una salvezza ormai vicina e che comunque non dovrebbe dipendere dal risultato odierno, ma che ci auguriamo ci dia la possibilità di assistere ad un’esibizione quantomeno decorosa. Non intendiamo fare paragoni tra le due compagini, anche perché la differenza di tasso tecnico è evidente a favore degli amaranto, però ci piace fare una considerazione: nelle dieci gare giocate dall’avvicendamento sulla panchina, la squadra rossoblu ha conquistato nove risultati utili
mostrando una continuità a noi sconosciuta, e che invece ci avrebbe consentito di continuare a dare un senso calcistico a quest’ultimo mese e mezzo.
A dimostrazione che sarebbe bastato davvero poco, se non per migliorare, almeno per ripetere la scorsa stagio- ne. Ma, chissà perché, non si è neppure voluto fare un serio tentativo. Forse non era questo l’anno giusto…
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Vietato rassegnarsi

Avevamo voluto interpretare la vittoria sul Livorno come un segnale. D’altronde, quante volte un episodio ha fatto girare una stagione in una direzione diversa, e tale ci era sembrata la punizione segnata dal redivivo Montiel. Poi c’era quell’illusorio precedente di Pescara: magari la Reggina riesce a trovare gli stimoli necessari di fronte ad avversari di un certo spessore.
Quanto accaduto a Varese ha inferto un altro duro colpo alle residue velleità amaranto.
Già le due reti subite ci hanno fatto sprofondare. Un gol così non si prende neppure nelle partitelle tra amici, figurarsi due… Eravamo inebetiti e increduli davanti a quello che vedevano i nostri occhi. Ma siamo rimasti lì ad aspettare una reazione convinta, anzi, l’impressione è che se l’aspettassero anche gli avversari, increduli di tanta manna ricevuta: stiamo ancora aspettando…
Non si tratta di stabilire se e quanto la squadra amaranto sia limitata, se abbia la forza tecnica; non occorre essere bravi per lottare, altrimenti è inutile giocare le partite. Bisognava solo far vedere che c’era un minimo di voglia, di carattere: nulla di tutto questo. Siamo costretti a ripeterci, ma la storia di questo campionato ci costringe a farlo. Nella prima parte della stagione c’era una squadra che cercava di giocare al calcio sempre e comunque e che aveva un’idea. Poi magari le azioni non andavano tutte a buon fine, ma si intravedeva qualche schema. Non a caso abbiamo il secondo attacco del torneo che, ricordiamolo, ha continuato a segnare anche di più nonostante le concomitanti assenze di Bonazzoli e Campagnacci. Ragusa e Ceravolo, pur con i loro limiti, la porta la vedevano. Ed ora, com’è che non ricevono più palloni ‘puliti‘? Possibile che Missiroli, da solo, facesse più dell’intera squadra? Sappiamo bene che non è così. Non è una giustificazione che prima la squadra correva mentre ora è in difficoltà anche atletica. Per non parlare poi della difesa, interamente cambiata con esiti, se possibile, ancora peggiori. A proposito: di quale ‘male oscuro’ soffre Adejo?…
Poi, consentiteci una piccola polemica: dove sono finiti tutti coloro che per settimane hanno trovato da ridire sempre e comunque su una squadra che con i suoi limiti segnava, divertiva talvolta, che comunque lottava, e invece ora sono in un imbarazzante silenzio? L’allontanamento forzato di Breda, per problemi di spogliatoio, ha portato a questo risultato. Ci sembra chiaro che, per ragioni a noi non note, il presidente non intenda tornare indietro nella sua decisione, nonostante anche lui sia convinto dell’inadeguatezza
del rimedio trovato. Noi gli consigliamo di rifletterci su, perché non tutto è perduto, visto che in B accadono spesso cose imprevedibili.
E’ difficile, difficilissimo, ma siamo proprio sicuri che non sia il caso di riprovarci? Tanto, peggio di così crediamo che non sarà possibile. Ma non ci si può rassegnare a non avere più alcun interesse quando manca ancora un quarto di torneo.

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basta sprechi

Come si fa a non essere d’accordo con le dichiarazioni di mister Gregucci al termine della gara di Bari? “Abbiamo sbagliato tantissimo, regalando una partita che dopo il pareggio avevamo in pugno. Non c’è stata cattiveria, né determinazione: regalare una partita così è delittuoso. Fa davvero male, al di là della classifica; questa squadra non può buttare in questo modo le partite, non può fare certi errori. Dopo il pareggio ci è mancata la lucidità e la determinazione per vincere, poi abbiamo finito addirittura col perdere”.
Eravamo d’accordo con le dichiarazioni del mister pure dopo la partita con l’Ascoli: “Bisognava essere più veloci nella trama di gioco. I nostri attaccanti avrebbero dovuto ricevere più palloni tra i piedi, alzare la palla è stato delittuoso. E’ mancata precisione e velocità; la reazione dopo il gol è stata confusa”. Il punto è un altro: queste dovrebbero essere le nostre considerazioni; il tecnico dovrebbe invece trovare le contromisure a questa situazione, visto che è lui che lavora con la squadra durante la settimana.
A parte quel lampo inatteso col Pescara, quella targata Gregucci ha riproposto in toto l’aspetto peggiore della Reggina di Breda. Allora, dietro alle spietate ed eccessive critiche al tecnico trevigiano, c’era una squadra che gli era sfuggita di mano, con malumori mal sopiti nei suoi confronti da parte di alcuni giocatori amaranto. Ora che lo spogliatoio sembra compatto, come si spiega tutto questo? Con i limiti della squadra, come hanno rilevato il presidente Foti e il ds Giacchetta? Ma se questa squadra aveva limiti, come si giustifica tutto quanto detto e accaduto quando veleggiava nelle zone alte della classifica? D’accordo, forse la vera Reggina non era quella delle quattro vittorie consecutive, ma non può neppure essere quella che stiamo vedendo ora. Quella ha perso partite in maniera stupida, come quando ha miracolato l’Empoli o a Cittadella, ma quantomeno soccombeva di fronte a squadre che dimostravano di avere più energie fisiche. E comunque non si era mai sfaldata, vedi Padova in casa o Castellammare di Stabia. Per mesi abbiamo pensato che la causa dei nostri problemi fosse il settore difensivo: è stato cambiato radicalmente e, tutto sommato, anche migliorato qualitativamente, ma il risultato è, se possibile, ancora peggiore. Il centrocampo ha perso Missiroli, la cui presenza, evidentemente, nascondeva le magagne di un reparto che non riesce a fare gioco, però non è proponibile questo trascinare palla senza neanche tentare di proporre un’idea di gioco. Giusto per tornare alla precedente gara interna, la cosa più grave è che in oltre novanta minuti non sia stata creata neppure un’opportunità per mettere gli attaccanti in condizione di tirare in porta. Anche lo scorso anno, ad un certo punto della stagione culminato con la sconfitta interna col Cittadella, sembrava tutto perduto. Poi, anche con l’intervento del presidente, è successo qualcosa al suo interno e la Reggina è ripartita. Allora, si finisca con le chiacchiere e si intervenga, subito!

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Una squadra imprevedibile

Avevamo preparato il pallottoliere venerdì scorso… L’avvicinarsi della partita di Pescara non ci lasciava particolarmente tranquilli. Non tanto per la forza della squadra di Zeman, reale e suffragata anche dal comportamento sul proprio campo, quanto per la scarsa considera- zione sulla capacità di opporre resistenza da parte degli amaranto. Del resto, eravamo reduci dalla prestazione di Castellammare di Stabia, che ci aveva francamente sconcertato e faceva il paio con quella col Padova.
Ma, come sempre succede nel calcio, l’imponderabile è sempre dietro l’angolo, o meglio sotto la neve…che aveva provocato il rinvio della gara. E si è presentato fin dai primi minuti, quando attendevamo la veemenza e il tourbillon dei biancazzurri pescaresi e invece vedevamo la squadra amaranto prendere possesso del campo, avanzare, ren- dersi pericolosa e impedire agli avversari di ragionare. Una Reggina ordinata, raramente in affanno, con un Bonazzoli che, nonostante le evidenti precarie condizioni fisiche, oltre ad essere riuscito finalmente a segnare, ha messo in difficoltà da solo l’intero reparto difensivo. Alla fine, una difesa perforabile come quella amaranto è rimasta imbattuta di fronte all’attacco più prolifico del torneo, che in nessuna gara era ancora rimasto all’asciutto. L’alternarsi delle prestazioni non ci aiuta a concedere piena fiducia a questa squadra. Quando sembra sulla giusta strada, non c’è neppure il tempo di illudersi che ripropone prestazioni discutibili.
Una cosa, però, pensiamo di averla capita. Nel complesso la Reggina ha dimostrato di essere forte. Una squadra che avrebbe avuto davvero le potenzialità per ripetere, e migliorare pure, quanto fatto nella scorsa stagione, anche se non ci sono personalità di spicco, Bonazzoli (e prima Missiroli) a parte. Una squadra che ha dentro di sé la capacità di giocare al calcio quasi per inerzia, – e di ciò,non sembri strano, dobbiamo dare merito a mister Breda -, e che avrebbe bisogno solo di essere guidata e ben organizzata nei momenti di difficoltà, causati soprattutto da una condizione fisica approssimativa. E’ questo il compito che spetta a mister Gregucci. Non c’è bisogno di alchimie tattiche o di invenzioni, tant’è vero che ogni tentativo di innovazione si è poi scontrato duramente con la realtà. Resta il fatto che il campionato è ancora lungo, con ben 42 punti ancora a disposizione. Le prime quattro in classifica sem- bra abbiano preso il largo, anche oltre i loro meriti effettivi, ma son bastate poche giornate per rendere nuovamente afferrabile pure quel quinto posto che sembrava quasi irraggiungibile. Il calendario, a prima vista, concede qualche opportunità alla squadra amaranto con sei impegni esterni e otto al Granillo, a cominciare da quello odierno con un Ascoli che in trasferta ha un’andatura da prime posizioni. Ma, più che quello di turno, spesso l’avversario più pericoloso si è rilevato essere proprio la Reggina stessa. E non è semplice combattere contro se stessi…

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merita fiducia?

Eravamo davvero curiosi la settimana scorsa di vedere come si sarebbe comportata la squadra amaranto sul campo di Pescara, ma la neve ci ha lasciati con la nostra curiosità: se ne riparlerà venerdì 24.
Dopo le prime tre esibizioni della Reggina targata Gregucci le nostre sensazioni ondeggiavano tra la rassegnazione e lo sconforto. Poi è arrivata la vittoria sul Gubbio. Nulla di trascendentale, beninteso, ma almeno c’è stata la possibilità di rivedere un po’ la squadra che ci piace, anche per la superiorità evidenziata, e non solo rispetto al valore dell’avversario. C’è proprio sembrata la Reggina delle gare interne con Modena, Pescara, Bari, Varese, quella che ci aveva fatto pensare che quest’anno sarebbe stato possibile ambire davvero a quei traguardi dichiarati o quantomeno sperati ad inizio stagione. Non siamo in grado di capire dove potrà arrivare questa squadra, ma ci eravamo convinti che avesse le potenzialità per un torneo di vertice. E non ci interessa il paragone con le altre, tanto meno confrontare la rosa amaranto con quella delle altre compagini. Abbiamo sufficiente esperienza per capire che una squadra vincente è fatta di tante componenti, non solo quella tecnica, altrimenti lo scorso anno non saremmo arrivati ad un passo da un successo impensabile all’inizio. Quest’anno, a nostro avviso, c’erano tutte le possibilità per ripetersi e migliorare. L’abbiamo detto e ripetuto: si è fatto di tutto per distruggere quanto di buono, poco o molto che fosse, aveva evidenziato. Non ci riferiamo tanto alla cessione di Missiroli, pur importante e in fondo preventivata, ma a quella continua e pretestuosa caccia all’imperfezione, al difetto, al ‘colpevole’.
Ogni campionato fa storia a sé, ma è paradossale che solo ora si scopre che questa squadra sta facendo meglio in assoluto di quella dello scorso anno: un punto in più, ben undici gol in più all’attivo e cinque in più subiti. Allora, forse, occorreva essere più cauti nei giudizi negativi e pensare a supportarla piuttosto che a denigrarla oltre misura. C’è di diverso, e non è poco, che a questo punto i posti a disposizione erano due, mentre al momento sembra ne sia rimasto uno soltanto, che peraltro si sta allontanando. Ma la serie B è lunga, e alcune delle formazioni davanti, pur avendo un vantaggio considerevole, stanno probabilmente andando oltre le loro reali possibilità.
Il mercato ha portato una sorta di rivoluzione in difesa, oltre al portiere con due innesti che hanno dato l’impressione di essere validi soprattutto quando acquisteranno la condizione, e un rimpolpo a centrocampo da valutare.
Ma pensiamo, piuttosto, a vedere dove riusciremo ad arrivare e, oltre a quello odierno con l’Empoli, i prossimi due impegni esterni consecutivi ci dovrebbero aiutare a capirne di più. Chissà, magari ritrovando quell’unità di intenti persa per strada, si potrà guardare di nuovo
verso l’alto…

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meno diciassette…

Tra le innumerevoli assurdità del calcio italiano, ora c’è anche quella del turno infrasettimanale in contemporanea con l’ultimo atto del calcio mercato.
Già con le corse dei cavalli è stato proposto l’ippodromo virtuale: gli scommettitori davanti ad uno schermo di computer per vedere e fare puntate su una gara effettuata interamente da un sistema informatico. Tanto vale giocare al video game pure il campionato di calcio, così bastano pochi secondi per aggiornare le rose delle squadre…
Mentre scriviamo, forse addirittura mentre stiamo andando allo stadio, non sappiamo neppure chi giocherà, o meglio, ‘non’ giocherà…
L’unica nostra certezza è il resto del campionato della Reggina. Il presidente, memore evidentemente dell’esperienza di due stagioni fa, dopo l’umiliazione col Padova, si è presentato in sala stampa per comunicare il nuovo obiettivo della squadra: la conquista dei punti per la salvezza anticipata. In verità, in B bastano poche giornate (vedi il Padova lo scorso anno) per salire dal basso ai vertici. Così, nel breve volgere di appena otto giorni siamo passati da uno scontro diretto per i play off ad un altro scontro diretto, quello di stasera col Gubbio, per i play out… Fa sorridere amaramente pensare
che, giusto un girone fa, la sonante vittoria proprio sul campo degli eugubini era stata accolta più dai mugugni per la prestazione giudicata “non eccellente” che non dalla soddisfazione… Bei tempi! Ci si poteva permettere certe esternazioni: ora faremmo carte false per riuscire a conquistare finalmente una vittoria, seppur risicata e immeritata. Dopo la banale prestazione di Grosseto, spaventati dalla pessima esibizione di lunedì scorso, si parla di squadra ritrovata. C’è voluto un cambio di allenatore per sperare di rivedere una Reggina vicina a quella della tanto vituperata epoca di Breda. Già dopo Modena abbiamo espresso la nostra perplessità sull’arrivo di Gregucci. La squadra aveva solo bisogno di ritrovare compattezza, coesione, unità di intenti: a questo avrebbe dovuto servire la scossa sulla panchina. Non è accaduto nulla di tutto ciò; in compenso abbiamo aggiunto anche la ricerca di un gioco, purchessia, che cancelli definitivamente quell’ignominia calcistica alla quale abbiamo assistito con Padova.
Se le cose stanno così, allora bene ha fatto Foti (al quale riconosciamo comunque la sensibilità
di mettere sempre la propria faccia nei momenti peggiori) a mettere in guardia tutto l’ambiente. Avrebbe però dovuto spiegare anche il senso del cambio di allenatore. Del resto, a questo punto, dobbiamo fare i conti col calendario: bisogna conquistare un punto a partita, e sei delle otto trasferte ci vedranno ospiti di squadre che lottano per la promozione. La salvezza, quindi, deve essere necessariamente conquistata al Granillo, dove la maggior parte dei nostri avversari occupa la bassa classifica. A cominciare da stasera…
direttore@forzareggina.net

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Saprà quel che fa

“Perché Foti ha cacciato Breda?”, “perché avete preso Gregucci?”, “perché avete venduto Missiroli?”, “è così che volete andare in serie A?…”
Al rientro dalle vacanze natalizie, siamo stati accolti da questa raffica di domande, da amici, ma anche da addetti ai lavori. Per dare delle risposte sarebbe stato necessario essere nella testa del presidente. Ma gli interlocutori non demordono ed allora proviamoci.
Immaginavamo già, data la conclamata necessità di sistemare i conti, la cessione di Missiroli e di qualche altro giocatore. Il punto è spiegare come sia possibile che ogni anno la società amaranto, pur non facendo mai spese folli, si trovi sempre in ambasce economiche.
E’ ben strana non tanto la cessione ad una diretta concorrente, quanto che lo sia stato ad una società portata quale esempio di oculata amministrazione. E poi, due milioni subito ed il resto in caso di promozione: e se il Sassuolo non dovesse farcela?…
L’esonero di Breda? Era da ottobre, con la squadra in piena corsa per i primi posti, che ogni giorno si paventava questa decisione, ma chi se l’aspettava più, considerato che uno dei problemi più pressanti sembrava l’impossi- bilità di pagare un altro stipendio?…
Gregucci poi? Da quale cilindro è improvvisa- mente venuto fuori l’ex tecnico del Sassuolo? Non siamo in grado di esprimerci sulle sue capacità, ma il curriculum non consente di immaginare quella svolta di cui la squadra avrebbe bisogno. Ci ricorda un po’ l’avvicendamento di Novellino con Iaconi; speriamo di essere presto smentiti. L’esordio non promette. Non possiamo aspettarci stravolgimenti in così poco tempo, ma nel cambio alla guida tecnica, la prima conseguenza plausibile dovrebbe essere una reazione emotiva, una sferzata. Nulla di tutto ciò. Abbiamo rivisto la stessa Reggina molle di Cittadella, tanto per fare un esempio. “Non mi è piaciuto l’atteggiamento”, ha detto Gregucci nel dopo partita, ripetendo il refrain di tante altre gare. Anche dal punto di vista tattico, niente di veramente diverso. Del resto, la squadra aveva già evidenziato una fisionomia di gioco ben definita. Anzi, le cose sono andate peggio nel reparto difensivo. Breda aveva poi adottato l’accorgimento di non lasciare più nell’uno contro uno i suoi difensori. A Modena è sembrato un ritorno al vecchio. Per tutto il tempo gli avversari hanno fatto due cose, senza però che siano state prese le contromisure: attaccare con palloni a scavalcare e taglio al centro e puntare in velocità nella zona in cui operava Cosenza, approfittando della sua poca rapidità.
L’ultima domanda è quella a cui è più difficile rispondere. Fin dall’inizio, anche quando la Reggina girava, eccome se girava…, abbiamo avuto la sensazione che si facesse di tutto per ostacolarne il tragitto. L’atmosfera intorno alla squadra non ci sembra la più adatta per ottenere certi risultati, pur se, nonostante il lungo periodo di gare senza vittoria, siamo sempre in zona play off e sarebbe sufficiente un cammino appena regolare per confermarci. Più che qualche nuovo arrivo, ciò che conta è la volontà del presidente. Ormai l’abbiamo capito: lui sa quello che fa, nel bene e nel male…

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